A distanza di poche settimane dagli ultimi aggiornamenti, la situazione della proposta di revisione del Prontuario farmaceutico nazionale si è chiarita in modo significativo. Il Governo ha sostanzialmente archiviato l’ipotesi più controversa, quella della revisione per raggruppamenti terapeutici ampi, ma il problema di fondo che aveva generato quella proposta non è stato risolto.
Leggi i due articoli precedenti sull’argomento:
AIFA aveva elaborato un progetto di revisione del Prontuario fondato sulla creazione di gruppi terapeutici omogenei, ai quali associare un prezzo massimo rimborsabile dal SSN. L’obiettivo era generare un risparmio di spesa che la stampa specializzata ha stimato intorno ai 500 milioni di euro. L’intervento però si concentrava sul canale convenzionato, paradossalmente quello che si trova in attivo rispetto ai tetti di spesa previsti.
La proposta ha incontrato resistenze su più fronti. Farmindustria ha contestato l’approccio e sostenuto che la personalizzazione delle cure, conquistata dalla medicina moderna, non può essere sacrificata. Le logiche di contenimento dei costi sono sbagliate se fondate su equivalenze terapeutiche non sempre scientificamente verificabili. Le associazioni dei pazienti cronici hanno sollevato il tema del rischio concreto che la differenza di prezzo tra il farmaco prescritto e quello di riferimento ricadesse direttamente sul paziente. Il Ministero della Salute ha quindi chiesto ad AIFA analisi tecnico-scientifiche ed economiche più solide a supporto delle misure proposte. L’assenza di una valutazione sistematica dei benefici clinici e dei risparmi attesi per le singole aree terapeutiche non ha convinto l’esecutivo anche a fronte di interrogazioni parlamentari che chiedevano garanzie sulla piena rimborsabilità delle terapie.
La svolta è maturata in un incontro tra il Ministro della Salute Schillaci, il sottosegretario Gemmato, il presidente di AIFA Nisticò e i vertici di Farmindustria: la revisione per classi terapeutiche è stata accantonata, almeno per il momento.
Il nuovo orientamento punta a interventi più circoscritti rispetto a una revisione complessiva del Prontuario. Un primo passo sarà una fase di rinegoziazione dei prezzi con le aziende farmaceutiche. L’obiettivo resta il contenimento della spesa, ma attraverso accordi bilaterali sui medicinali già rimborsati dal SSN invece che attraverso una modifica strutturale dei criteri di rimborsabilità.
Si tratta di un approccio più graduale, che riduce il rischio di impatto diretto sui pazienti, ma che espone la filiera distributiva a una dinamica diversa. La rinegoziazione al ribasso dei prezzi dei medicinali già rimborsati, se condotta in modo sistematico, produce sulle quote di spettanza dei distributori gli stessi effetti che avrebbe prodotto la revisione per classi terapeutiche: a percentuale nominale invariata, il valore assoluto del margine si riduce proporzionalmente alla riduzione del prezzo di riferimento.
La retromarcia di AIFA sulla revisione per gruppi terapeutici non risolve il problema che aveva originato la proposta.
Lo sfondamento dei tetti di spesa per gli acquisti diretti delle Regioni ha raggiunto, secondo il monitoraggio consuntivo AIFA gennaio-dicembre 2025, 4.767 milioni di euro, a fronte di un avanzo di 498 milioni sul fronte della spesa convenzionata.
Il paradosso di fondo resta intatto. Si continua a tentare di intervenire sulla spesa convenzionata. Questa transita attraverso le farmacie territoriali e nei mesi monitorati si è mantenuta entro i tetti previsti. Si trascura invece ogni intervento sul canale degli acquisti diretti, nel quale il problema è strutturalmente concentrato. Finché questa asimmetria non viene affrontata, il dibattito sulla revisione del Prontuario è destinato a ripresentarsi, presumibilmente in occasione dell’aggiornamento annuale che la Legge di Bilancio 2026 ha reso obbligatorio entro il 30 novembre di ogni anno.