La revisione del Prontuario farmaceutico nazionale, il documento che elenca i medicinali rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), continua ad alimentare il confronto tra istituzioni, filiera e rappresentanze politiche. Ne dà conto la stampa specializzata (Farmacista33, 21 luglio 2026).
Al centro del dibattito c’è la proposta di aggiornamento dei criteri di rimborso per i farmaci a brevetto scaduto, su cui l’AIFA ha avviato una valutazione interna, e che il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha annunciato di voler discutere in un prossimo incontro con l’Agenzia.
Il Prontuario farmaceutico nazionale è uno strumento disciplinato dal Codice del Farmaco (D.Lgs. 219/2006) che viene aggiornato periodicamente dall’AIFA sulla base di criteri di efficacia, sicurezza e sostenibilità della spesa pubblica.
La classificazione dei farmaci nelle diverse fasce:
rappresenta il cuore del sistema. Qualsiasi modifica ai criteri di attribuzione produce effetti diretti su pazienti, prescrittori e filiera distributiva.
L’ipotesi allo studio prevede di superare l’attuale confronto tra farmaci con lo stesso principio attivo per estendere il calcolo del prezzo di riferimento a gruppi terapeutici più ampi, comprendenti molecole diverse ma utilizzate per le stesse indicazioni cliniche.
Le prime categorie coinvolte sarebbero le statine, i sartani e gli inibitori di pompa protonica.
Il SSN secondo questa revisione dovrebbe rimborsare il farmaco fino al prezzo di riferimento del prodotto meno costoso nel gruppo. La differenza, se il medico prescrivesse un medicinale più costoso e il prezzo non venisse adeguato, resterebbe a carico del paziente.
Come abbiamo già osservato in questo blog nel pezzo pubblicato a giugno, il dato più controverso della revisione riguarda proprio la voce di spesa su cui si interviene.
La spesa farmaceutica convenzionata, che passa per le farmacie territoriali e che il Prontuario disciplina direttamente, si è chiusa infatti nei primi undici mesi del 2025 con un avanzo di quasi 500 milioni rispetto al tetto previsto.
Lo sfondamento si concentra invece sugli acquisti diretti, quelli dei farmaci acquistati dagli ospedali e dalle ASL, canale che la proposta revisione del Prontuario non tocca.
Intervenire sulla spesa convenzionata quando è in equilibrio, lasciando sostanzialmente invariato il canale dove il problema è strutturalmente concentrato, rimane la criticità principale di questa impostazione sul piano della coerenza sistemica.
Il confronto politico e istituzionale che si è sviluppato nelle ultime settimane ha evidenziato alcuni elementi condivisi e molti nodi ancora irrisolti. Sul versante delle preoccupazioni comuni, si converge sulla necessità di garantire ai pazienti almeno un farmaco interamente rimborsato dal SSN per ciascun ambito terapeutico e di non trasformare la revisione in un trasferimento di costi sulle famiglie.
Sul versante delle divergenze, il nodo più delicato riguarda la distinzione tra farmaci innovativi e farmaci a brevetto scaduto. L’applicazione di criteri di confronto economico tra molecole con profili clinici diversi, destinati a popolazioni di pazienti diverse, rischia infatti di produrre effetti distorsivi che la logica del risparmio non riesce a giustificare sul piano clinico.
Per la filiera industriale, nel frattempo, il rischio concreto è quello di rendere non più sostenibile la commercializzazione di alcuni medicinali, con un effetto di ulteriore concentrazione del mercato e possibile spostamento della produzione fuori dall’Europa. Questa preoccupazione si inserisce nel più ampio dibattito sulla dipendenza dell’Italia da fornitori asiatici di principi attivi.
Dal punto di vista della filiera distributiva, il meccanismo del prezzo di riferimento per gruppi terapeutici produce un effetto già noto, quello della riduzione del prezzo di riferimento.
Quest’ultima si traduce automaticamente in una riduzione del valore assoluto delle quote di spettanza riconosciute ai distributori, indipendentemente dalla percentuale nominale. Un taglio del 30-40% sul prezzo di riferimento, come ipotizzato in alcuni scenari, avrebbe ricadute dirette sui margini dell’intera catena.
Il Ministro Schillaci ha confermato che le valutazioni avranno come criterio prioritario la tutela dell’accesso alle cure, e che nessun provvedimento definitivo è stato ancora adottato. Resta da vedere se l’incontro con l’AIFA produrrà un aggiustamento sostanziale dell’ipotesi o semplicemente un rinvio della decisione.
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