Tra il 22 e il 24 giugno scorsi, dalla farmacia dell’ospedale Israelitico di Roma sono sparite ottanta fiale di Fentanest, un anestetico a base di fentanyl. Un quantitativo che, secondo le stime della Presidenza del Consiglio, sarebbe idoneo a confezionare fino a circa 20.000 dosi destinate al mercato illecito. Lo stupefacente si trovava in una cassaforte sulla quale non sono stati trovati segni di effrazione e la cui chiave era in uso a più di un dipendente dell’ospedale.
Le indagini della Procura di Roma, affidate ai carabinieri del NAS, procedono per furto e detenzione ai fini di spaccio.
La notizia ha prodotto una reazione istituzionale immediata e significativa e dopo una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi, sono state disposte ispezioni del Ministero della Salute e della Regione Lazio.
È stata anche emessa una circolare ministeriale d’urgenza che contiene un decalogo operativo per le farmacie ed è stato istituito un tavolo tecnico per il riordino della normativa sulla tracciabilità e la conservazione dei farmaci stupefacenti e un secondo vertice a Palazzo Chigi del 7 luglio ha lanciato l’ipotesi di una revisione del Testo Unico Stupefacenti del 1990, sull’onda dello scalpore sollevato dal furto.
Il riferimento normativo principale per la gestione dei medicinali stupefacenti nelle strutture sanitarie è il Testo Unico Stupefacenti (DPR 9 ottobre 1990, n. 309) modificato e integrato nel corso degli anni da numerosi interventi, tra cui
Il Testo Unico disciplina l’intero ciclo di vita dei farmaci stupefacenti:
In caso di perdita o sottrazione, la norma impone la denuncia scritta all’autorità di pubblica sicurezza entro ventiquattro ore dalla scoperta.
Sul piano della custodia, le modalità di conservazione prevedono la custodia distintamente dagli altri medicinali in un armadio chiuso a chiave e l’obbligo per tutte le Unità Operative che utilizzano stupefacenti di essere dotate di armadio o cassaforte chiusa le cui chiavi sono sotto la responsabilità del Direttore dell’Unità Operativa.
Il Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e di altri oppioidi sintetici, adottato nel marzo 2024 dal Dipartimento per le Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, aveva già rafforzato questi obblighi, prevedendo specificamente:
La circolare ministeriale emessa dopo il furto ha aggiunto un decalogo operativo che richiama e specifica questi obblighi su scala nazionale.
A parte i dettagli, anche di non poco conto, che ora sono al vaglio degli investigatori, per l’attribuzione delle responsabilità, vale la pena ricordare che il Testo Unico prevede espressamente che in caso di furto di sostanze stupefacenti il Ministero della Salute possa procedere alla revoca o alla sospensione fino a sei mesi dell’autorizzazione specifica per la detenzione, l’acquisto, la custodia e la movimentazione di stupefacenti.
La risposta istituzionale a questo episodio, che ha attivati i livelli di allerta del governo e delle forze dell’ordine, si inserisce in un contesto europeo in cui il Fentanyl è considerato una delle principali emergenze di salute pubblica.
In Nord America l’abuso di oppioidi sintetici ha prodotto numeri da crisi sanitaria nazionale; in Europa, e in Italia in particolare, il Piano anti-fentanyl del 2024 era stato adottato proprio per prevenire un’analoga deriva.
Il caso dell’Israelitico non è un episodio isolato. Nell’ultima decina di anni sono stati segnalati circa venti episodi simili. L’apertura di un tavolo di riordino normativo suggerisce che il tema venga finalmente affrontato in modo strutturale, non episodico.
Un riordino normativo in arrivo
Il Governo ha deciso l’istituzione immediata di un tavolo tecnico che dovrà valutare la necessità di ulteriori norme sulla tracciabilità di questi farmaci e intervenire sul complesso della normativa primaria e secondaria che ne regola la conservazione, con il coinvolgimento anche delle società scientifiche.
Per la filiera distributiva, questo significa che le regole del gioco potrebbero cambiare nel breve-medio periodo. Il riordino della normativa sulla tracciabilità e sulla custodia dei farmaci stupefacenti avrà ricadute non solo sulle farmacie ospedaliere, ma anche sui distributori intermedi e sui grossisti che gestiscono questi prodotti quotidianamente, e che sono già nel mirino della vigilanza rafforzata dei NAS.
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